La vicinanza che non possiamo

Era un po’ che pensavo di aver recuperato il tempo di scrivere qualcosa, ma non ne vedevo l’utilità, mentre ora la scorgo perché vorrei esprimere quello che non riesco a comunicare con telefono o messaggi.

Cara Amica, mi dispiace per quello che posso provare ad immaginare tu stia provando. Vorrei abbracciarti, forte, vorrei poterti chiamare 24 ore al giorno e venire a casa tua e piazzarmi nella tua cucina a cucinare, parlarti, abbracciarti, pettinarti, controllare se bevi e se mangi. Vorrei poterti essere vicina.

Il lutto ciascuno lo vive a modo suo, io solo me lo ricordo, e la cosa che mi è rimasta impressa, a distanza di alcuni anni, è che quello che mi è rimasto nel cuore sono forti e chiari i messaggi di cordoglio, i telegrammi, le manifestazioni di affetto.

Le frasi, i pensieri. Soprattutto le frasi, soprattutto i pensieri. Quello che lo descriveva.

Alcune cose non te le aspetti proprio, ma servono a ricostruire quello che in questo momento è confuso ma che in un secondo momento sarà fatto solo di ricordi. Prima di tutto i tuoi, quelli che ti porti nel cuore. Ma anche quelli degli altri, perché ogni persona non è fatta di una sola prospettiva, ma di tante, di tutti quelli che possono dire qualcosa, ricordare qualcosa, aggiungere un dettaglio personale, diverso dagli altri, e tutti insieme costruire un’immagine più completa, più ricca di dettagli… nessun uomo è un ‘isola.

Io tuo padre non lo conoscevo, ma conosco te. Io non posso arricchire il suo ricordo con aneddoti del passato, ma so quello che hai sempre raccontato tu. Io so chi sei tu, e presuppongo che uomo fosse lui, tanto basta.

Non mollare al dolore amica mia, tu lo sai che si deve mollare mai.

Non mollare perché devi essere certa che quello che è successo non è giusto non solo per te ma  per nessuno al mondo: dovremmo poterci abbracciare, salutare, dire tutto quello che abbiamo magari da anni ancora da dire, dovremmo poter sparare le nostre ultime cartucce. E questa situazione è inumana per questo, perché non  permette di sparare le ultime, sentimentali, necessarie, cartucce. Perché non permette di mettere la parola fine ad un percorso che magari si snoda da anni, e che magari ha bisogno di altro, e a cui sarebbe dovuto un epilogo diverso, con la considerazione dell’elaborazione, del tempo, delle riservatezze, di tutte le sfumature dei nostri rapporti.

Io non ho fatto in tempo a salutare papà, e tanto lui non capiva un cazzo. Gli ho scritto una lettera però, dopo, gli ho detto tutto, tutto quello che non avevo mai osato dire ma che invece ritenevo importante lui sapesse. Lui poi sapeva tutto, e questo mi ha fatto stare meglio. Ora io almeno per qualcuno non ho più nessun segreto, e io spero che lui capisca e che sia sempre con me. Se fossi nei tuoi panni aggiungerei che avrei voluto stargli accanto fino alla fine, che questa mancanza nessuno ve la potrà mai ridare, che è stata una cosa terribile e che nessuno al mondo l’avrebbe meritata. Che un posto nel qualsiasi paradiso la sua religione lo aspetti, lui se l’è conquistato. E voi eravate tutti con lui, di questo non dubitare mai.

Sai che c’è? Che non siamo abituate a essere così fragili, e che invece certe volte dovremmo essere fragili e vaffanculo. Che dovremmo poter sputare fuori tutto quello che non possiamo tollerare. Che ti voglio bene e che non so come comunicare con te se non con frasi che nono siano sterili, inutili, le solite. Che faccio? Che fai tu?

Te lo dico con parole di altri, non ho altre cartucce, è Sant’Agostino, non certo perché  fosse Santo ma perché ha detto cose giuste: Coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime.

Non vedo l’ora di poterti abbracciare, ti voglio bene

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Il vestito di Belen al matrimonio della Canalis

 

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L’argomento che nei giorni scorsi ha molto impegnato i pettegoli del web e’ che Belen, al matrimonio della Canalis, si sia presentata in chiesa con un vestito poco adatto alla circostanza. Sono quasi tutti concordi nell’accusarla che la “creazione” non fosse adatta alla sacralità del momento. In più, in risposta alle accuse che le hanno rivolto sui profili social, la Belen ha pensato bene di rispondere a tale “bambola, bambolina o similare”, sua feroce stalker, apostrofandola come cicciona e replicando che lei non sarebbe riuscita a tirare su la zip del vestito. A questo punto si è vista tacciata anche di avere poco rispetto verso i disturbi alimentari, oltre che di non saper azzeccare un outfit adatto ad una funzione religiosa. Mi sono lasciata coinvolgere dalla questione a livelli che non raggiungevo dagli MTV Music Awards del 2010, quando Lady Gaga indossò il vestito di carne.

Ora, io dico, Belen, avrai un’amica. Qualcuno che ti possa consigliare. Non dico tua sorella, magari una vicina, il panettiere sotto casa, qualcuno di onesto a cui tu possa rivolgerti prima di decidere un outfit importante.

Dopo la sfilata da stilista debuttante, i pantaloncini inguinali da Daisy Duke sfoggiati durante tutta la lunga estate salentina, e lì ci stavano pure, ma che continui a sfoggiare imperterrita anche a Milano, anche con i collant, dopo gli outfit da bimbominkia di tuo marito, dopo tutto questo ci riservi il vestito da Holiday on ice. E’ troppo. Io sto male.

Belen ti prego, una volta che sia una, entra da Costume National. E’ in via San’Andrea, sei pure vicina. E’ un po’ caro ma ne vale la pena. Entra in una griffe discreta, che accarezza, che plasma e valorizza con linee rigorose. Fallo. C’è anche la settimana della moda, puoi prendere un sacco di spunti interessanti e scopiazzare qua e là. Ieri c’era anche la sfilata di Gucci, potevi  cercare di farci un saltino veloce, Charlotte Casiraghi indossava un tubino nero semplice semplice. Ti do altri esempi, dovessero tornarti utili: hai presente la moglie di jj Kennedy che vestiva sempre di nero o di bianco, o di bianco e nero insieme, ed era bionda, con la coda o lo chignon? Ecco lei! Ogni tanto metteva anche una camicia bianca di seta con una gonna nera, o un pantalone morbido. Ok, è morta in tragiche circostanze, ma non penso per via del look.

E se proprio non riesci, comunque, non ti preoccupare, c’è sempre qualcuno che si veste peggio di te: Ilary!  ilry

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Il ritorno in stile fantasy dei Jalisse

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Ci sono notizie che ti cambiano la settimana, e ci sono foto che ti fanno accapponare la pelle. Dopo Sanremo 1997, gli Jalisse sono tornati. Lei è diventata bionda e riccia, lui brizzolato e senza barba, e sono contornati da rose rosse. Non si capisce se siano due teste mozzate o se sotto le rose ci siano anche i corpi, quindi resta il rimpianto di non poter commentare gli outfit… Comunque, dopo ben 17 anni, non è che tornano con un album intero, no, ma con un singolo! Il titolo è “L’Alchimista, per sempre tuo Cavaliere”. Sarà un capolavoro, lo sento, mi rode solo dover aspettare fino al 20 settembre per sentirlo. Hanno anche vinto un concorso, e il singolo sarà l’inno ufficiale della prima giornata mondiale dei cavalieri. Se volete farvi due risate, questo è il link dell’evento http://www.journee-mondiale-des-chevaliers.ch/lang2/home.html

 

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Rientri e nuove entrate

Avevo il blocco da prima pagina bianca. Ho perso tutti i vecchi post di sfashionblog, e il dilemma su come aprire mi ha lasciato zitta per circa un mesetto, quindi da quando Jimmy il programmatore si è offerto di rihostarmi e rimettermi su tutto quanto.

Poi stasera, zitta zitta, l’ispirazione. Non legata al fashion o allo sfashion, ma irrimediabilmente frutto delle vicende umane. E quindi, il primo giorno di scuola materna per LV, con alcuni risvolti fashion.

Oggi era il primo giorno della scuola materna, ed ero preparata: avevo i saponi liquidi, i bicchieri di carta, i tovaglioli di peppapig, i fazzoletti di carta dei barbapapà, la cartella di plastica colorata misura 50×38, le foto-tessera e la foto dell’estate 10×15, la bavaglia e l’asciugamano con scritti il nome (quereli ordinati sul web e ricamati a mano da qualcun altro alla modica cifra di 38 euro sono arrivati solo la mattina successiva e non ho fatto in tempo a portarli).

Ero preparatissima anche dal punto di vista stilistico, per suggerire un’immagine di famiglia trendy sì, ma anche socialmente impegnata, e senza ostentazioni. Quindi io portavo jeans skinny con stivaletti Minnetoka, tshirt basica, occhiale rayban da vista e capello raccolto in chignon di finta trascuratezza, ed LV jeans a metà gamba con maglietta dei SigurRos ed Allstar alte con la bandiera americana.

E poi c’era il palloncino, cazzo. Non era nella lista e io l’ho dimenticato. Era un lavoretto da fare insieme durante l’estate, e stamattina ho realizzato che non l’avevamo fatto e ho frettolosamente disegnato una faccia con i pennarelli da tessuto con cui avevo potuto evitare di ricamare il nome sulla bavaglia. Poi ci ho appiccicato la cordicella con lo scotch.

All’arrivo è parso subito evidente che non era abbastanza, e in più è stata la prima cosa che la maestra si è premurata di raccogliere, come fosse la più importante.  C’erano palloncini con capelli finti attaccati e trecce, occhi glitterati, bottoni o perline a formare occhi e bocche…meraviglie del decoupage di cui non sospettavo l’esistenza. La maestra mi ha chiesto se almeno vi fosse il nome, io ho detto di no perché mi pareva abbastanza somigliante da rendere immediato il riconoscimento…  Il senso di inadeguatezza e’ stato gigantesco. Traggo soddisfazione solo al pensiero che il mio LV non abbia dato in escandescenze buttandosi a terra al momento dell’abbandono ma si sia invece rivelato autonomo, consapevole, educato. Tant’è: alla faccia degli spaghetti attaccati ai lavoretti tipo capelli.

Io lavoro sulla sostanza, non sull’apparenza 🙂

 

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